mercoledì 30 gennaio 2013

Quali soluzioni per il futuro delle adozioni?

FONTE: Vita

Quali soluzioni per il futuro delle adozioni?

di Antonietta Nembri

Di fronte alla crisi delle adozioni internazionali, Aibi lancia la riforma della legge 184 per rendere efficace, efficiente e meno caro il sistema e far sì che sempre più bambini siano accolti in una famiglia

I dati parlano di un calo continuo e allo stesso tempo di costi sempre più alti. Protagoniste di questo andamento sono le adozioni internazionali che tra il 2011 e il 2012 sono diminuite di circa il 23% passando da oltre 4mila adozioni di due anni fa alle poco più di 3mila dello scorso anno. Mentre il trend dei costi sostenuti dalle famiglie seguono un andamento opposto. Nasce da qui e non solo la preoccupazione sul futuro dell’adozione internazionale manifestata da Marco Griffini, presidente di Aibi – Amici dei Bambini, che oggi ha aperto i lavori del convegno “Efficienza, efficacia e risparmio nel sistema delle adozioni internazionali. Quali possibilità?”.

«Sono preoccupato perché non vedo preoccupazione» ha denunciato Griffini, ricordando a diminuire sono anche le adozioni nazionali, quindi non si tratta solo di un problema economico «Ma se si continua con questo trend, se la progressione verso il basso va avanti nel 2020 possiamo dire addio alle adozioni internazionali» ha osservato con forza ricordando le stime di Unicef sui bambini abbandonati nel mondo: 168 milioni. C’è un problema culturale anche legato alle parole «quando utilizziamo il termine special needs rischiamo di creare un ghetto, abbiamo inventato un termine discriminatorio». E poi c’è quella che per Griffini è la vera cultura negativa che guarda alla coppia che desidera adottare: «si pensa che sia egoista, invece va pensata come una risorsa. Perché adottare è qualcosa di insito nella mia natura» ha detto con foga «Se c’è un bambino abbandonato è giusto che sia adottato per cui la coppia deve essere considerata una risorsa da accompagnare non da selezionare».


Officina Famiglia - Dipartimento per le politiche della famiglia

Linee di Indirizzo per l’affidamento familiare

Linee di Indirizzo per l’affidamento familiare

Le Linee di indirizzo per l'affido, le prime create in Italia, sono state presentate dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali insieme all'indagine realizzata dal Ministero stesso. Realizzate per tentare di dare un impulso allo strumento dell'affidamento familiare e implementare la legge 149, le Linee si inseriscono nel progetto nazionale "Un percorso nell'affido", attivato nel 2008 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con il Coordinamento Nazionale Servizi Affido, il Dipartimento per le Politiche della famiglia,la Conferenza delle Regioni e Province autonome, l'UPI, l'ANCI e il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza.
Il documento raccoglie i saperi e le esperienze dei territori, realizzando un serie di "raccomandazioni" unitarie che legano tutto il territorio nazionale in una rete  di indicazioni.

I temi affrontati trattano in maniera trasversale l'organizzazione dei servizi, gli strumenti e i rapporti con l'autorità giudiziaria.
Dopo una breve introduzione e aver illustrato quali sono le idee di riferimento, la metodologia e il percorso, le Linee entrano nel dettaglio e spiegano i soggetti coinvolti e il contesto dell'affidamento familiare. Il secondo capitolo descrive invece le caratteristiche dell'istituto dell'affidamento familiare e le diverse tipologie di affido. L'ultima parte delle Linee illustra il percorso di affido partendo da azioni di contesto, promozione e informazione. Tre meccanismi strettamente collegati fra loro e fondamentali per muoversi all'interno della conoscenza del tema affrontato.

 

GRR - News - Rapporto Censis sulle famiglie ‘C’è bisogno del padre’

GRR - News - Rapporto Censis sulle famiglie ‘C’è bisogno del padre’

Avvenire: famiglia sotto assedio

Fonte: Avvenire
FAMIGLIA SOTTO ASSEDIO
«Crescere senza punti di riferimento dell'altro sesso è un limite»
Nuclei familiari formati da persone dello stesso sesso. Funziona?
«Molto spesso i bambini crescono in nuclei monoparentali, soprattutto formati da donne. Capita ed è capitato, per esempio quando gli uomini partivano e andavano a lavorare fuori dal paese, emigravano, e la madre doveva cercare l’appoggio e il sostengo di altre figure femminili», spiega la psicologa Maria Rita Parsi.

Ma avere due mamme o due papà non ha nessuna ripercussione sullo sviluppo del bambino?
Quello del padre e della madre sono ruoli di riferimento identitari. Ma non è solo questo il problema. Studi americani hanno dimostrato che chi cresce con sole donne o soli uomini non per questo diventa omosessuale. Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti. Crescere con genitori omosessuali senza avere punti di riferimento dell’altro sesso costituisce un limite.

martedì 29 gennaio 2013

No alle adozioni dei bambini grandi, la mia riflessione

No alle #Adozioni bambini grandi (!) http://t.co/xxQfdFm3




Tutti abbiamo il bisogno di appartenere a qualcuno, e possibilmente per sempre. Il progetto Adottivo consente questo, offre una seconda possibilità a chi la vita ha deciso di apportare un brutto scherzo, un brutto tiro mancino. Sfilarti da sotto la tua culla, farti annusare solo aromi sgradevoli di genitorialità inadeguate e a volte rinneganti la vita, la tua. Proprio.
L'Adozione non ha età, è un progetto che deve coinvolgere tutti i bambini, anche quelli grandi. Invece pare che questo progetto da una certa fascia in su li veda esclusi ma non dalle coppie, ma dai tribunali!

Crescere un figlio è un percorso difficile ma di crescita per tutti, genitori biologici e genitori adottivi, affidatari; come mamma adottiva di un figlio adottato a 7 anni posso dire che l'impegno di noi genitori verso il figlio è stato elevato, elevatissimo. Forte, duro, ma meraviglioso perché meravigliosa è la vita, con la sua luce e le sue tenebre, con le sue carezze e le sue botte; d'altra parte l'adozione si compie non solo tra figli/bambini e famiglie/coppie ma tramite qualcun altro, specialisti che operano affinché il bambino, non la coppia/famiglia, trovi, tramite loro, la migliore famiglia per lui, ma proprio per lui, solo per lui! una famiglia adatta solo a te e non a nessun altro!

Questo è un compito difficile! è un progetto troppo importante, delicatissimo, forse troppo duro, impegnativo, sensibile, ma chi opera in questo campo lo deve e lo può fare. Al meglio delle sue forze e competenze e in piena responsabilità.
Io chiedo, alla luce dei fallimenti adottivi o della difficoltà di valutare le adozioni dei bambini grandi, io chiedo a tutti gli operatori, Giudici dei Tribunali, fateci sapere come operate in relazione ai dossier che avete a disposizione, alle Relazioni Psicosociali che ricevete dal Servizi Sociali, ditemi, come abbinate una famiglia ad un minore in difficoltà? la vostra è una grande responsabilità, un fallimento adottivo non deve capitare e invece succede, io chiedo, perché? quanto vi ritenete responsabili di questo? riprendete in mano il dossier per riflettere sui due mondi che voi avete unito e che invece adeguati non lo erano? perché avete fatto quell'abbinamento? cosa è successo?

Quali strategie usate, quali sentimenti e ragioni vi guidano? perché scegliete la famiglia sbagliata per quel bimbo? quali approfondimenti, quali analisi, quali e quante cose valutate appartenente al mondo degli adulti? Quanto vi ritenete responsabili per primi di questi fallimenti adottivi?quali elementi correttivi in voi?

Devo aver frainteso, devo aver capito male un atteggiamento di un Giudice che per ovviare alle difficoltà 'scontate' di abbinamento con bambini grandi riconduceva quindi la cosa al non dare in adozione appunto i bambini grandi, a non essere d'accordo per aprire loro questa strada.
Mi è preso un colpo, devo aver capito male, e sono quindi in attesa di ricevere le dritte che mi rasserenano l'animo. Non posso aver sentito una semplificazione così banale del problema, non posso aver sentito che siccome non siamo capaci di fare il nostro lavoro allora io penalizzo qualcun'altro. Tutti abbiamo le nostre difficoltà lavorative, i problemi esistono ma lavorare nel sociale implica che devo in coscienza sapere di fare ogni giorno il mio lavoro per gli altri non al meglio ma all'ottimo, per te, che di me ti fidi.

Bambini, bambini grandi, bambini grandi senza una famiglia, non ci credete a questo pazzo mondo degli adulti. Credete solo che domani è un giorno migliore e che un pezzettino di felicità c'è anche per voi. Ci stiamo solo attrezzando.
Cristina

lunedì 28 gennaio 2013

Adozioni "difficili" - VIDEO RAI 1

Adozioni "difficili"

Unomattina 2012-2013

Adozioni "difficili"

  • Durata:00:23:54
  • Andato in onda:21/01/2013
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-40cbe6e6-1a44-4acd-86a8-4ab6d9050b75.html 
Cosa succede quando due genitori, pur avendo le migliori intenzioni, non ce la fanno e decidono di restituire un bambino dopo averlo adottato? I bambini vanno in una casa famiglia in attesa di altra adozione.

Abbandonati due volte: prima dalla famiglia naturale, poi dalla famiglia che li ha accolti. Storie avvolte nel silenzio che, in un certo senso, macchiano l'immagine idilliaca dell'adozione.

Ma chi sono e come vivono i bambini in una casa famiglia e quali sono le loro difficoltà quotidiane? In studio: Melita Cavallo, Presidente Tribunale Minorenni di Roma; Marzia Masiello, Responsabile AIBI, Amici dei Bambini; Luigi Cancrini, psicoterapeuta; Nicola Fummo, giudice onorario Tribunale Minorenni di Napoli; da sede Rai Venezia, Enzo Favero, giornalista

domenica 27 gennaio 2013

Cifa Onlus Torino: una lettura tra le esperienze adottive

Fonte: cifaonlus

Come un viaggio nelle emozioni

Scritto da Eventi on . Postato in esperienze adottive, Informati
 
L’adozione è come un viaggio nelle emozioni, al nostro interno, alla scoperta di sensazioni intime e sentimenti forse mai rivelati. E’ anche un viaggio fisico, alla scoperta delle proprie forze, di altri sapori, profumi, di altra gente, in poche parole di un altro mondo, in tutti i sensi. Per noi, coppia da tanti anni insieme, il percorso fino all’adozione di nostra figlia prima, e di nostro figlio dopo qualche anno, è stato un bel viaggio, fatto di tappe e fermate, lento ma sempre con quell’obiettivo, quella meta sempre più vicina, sempre più reale.
L’attesa della nostra prima adozione è stata faticosa, il tempo sembrava non passare mai e poi, in tre mesi, ecco l’abbinamento e poi la partenza per il Vietnam e tutto ciò che per anni avevamo tanto atteso e sperato è arrivato cogliendoci quasi impreparati e un po’ incoscienti. L’incontro con la nostra bimba è avvenuto in istituto. Al nostro arrivo, tutte le persone presenti ci guardavano sorridendo partecipi e noi abbiamo subito percepito una tenerezza e una sensibilità che ci ha tranquillizzato, anche perché ci sentivamo un po’ impacciati e inesperti e quasi timorosi di rompere un incanto mentre la nostra bimba ci guardava con due occhi bellissimi e vispi.



Coppie gay, i rischi dell'adozione

Fonte: Famiglia Cristiana
di Simone Bruno

Coppie gay, i rischi dell'adozione

La Cassazione ha affidato un bambino alla madre lesbica e convivente con la compagna. Forti le polemiche. 

La psicologa Rosnati fa luce sui problemi comportamentali che ne derivano.

24/01/2013
«Meglio due donne che un padre violento». Questa, in sintesi, la motivazione alla base della sentenza pronunciata lo scorso 11 gennaio dalla Corte di Cassazione su un complesso caso di affidamento familiare. Protagonisti: un bambino, un padre, una madre omosessuale e la sua compagna convivente. Il via alle polemiche è stato immediato. Un ginepraio di opinioni contrastanti che ha riacceso l’annosa questione delle adozioni alle coppie dello stesso sesso.

«La sentenza», spiega Rosa Rosnati, docente di Psicologia dell’adozione e dell’affido, membro del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia (Università Cattolica di Milano), «ha confermato l’affidamento del figlio alla madre con cui vive, regolamentando le visite del padre, in passato accusato di episodi di violenza nei confronti della madre. Quello che emerge è che il giudice non ha ritenuto che la relazione omosessuale vissuta attualmente dalla madre, potesse essere un motivo sufficientemente valido per interrompere il già consolidato legame madre-figlio». 

sabato 26 gennaio 2013

Adottare: indicazioni per "l'uso"

Fonte: Le radici e le ali

Abbiamo deciso di adottare un figlio...!

Avete appena maturato questa volontà con tutto il vostro cuore, ma ora cosa dovete fare? Consigliamo prima di tutto di frequentare Associazioni o Gruppi di discussione come 'Le Radici e le Ali', è molto importante iniziare ad informarsi ed entrare tra gli ingranaggi che vi porteranno a conoscere il vostro bambino...
E poi? Dovete iniziare un cammino burocratico che forse vi sembrerà un pò complicato... seguite le nostre indicazioni, sarà tutto più semplice!


buona lettura!

A chi faresti adottare un bambino?

A chi faresti adottare un bambino?

lunedì 21 gennaio 2013

Adottare in tutta sicurezza | CIAI

fonte: Ciai

Adottare in tutta sicurezza | CIAI

Adottare in tutta sicurezza

Le adozioni internazionali sono al centro delle attenzioni mediatiche ma attenzione: un conto sono le adozioni sicure e trasparenti, altro pianeta è il traffiking e il mondo (illecito) dei mediatori. Il chiarimento di Paola Crestani, presidente CIAI.
Occorre fare chiarezza in un momento in cui le adozioni internazionali rischiano di essere al centro di polemiche disfattiste, soprattutto sui media: per le famiglie, che hanno già adottato e che adotteranno e soprattutto per il bene dei bambini in cerca di una famiglia.
Prendendo spunto da “Melog”, trasmissione di Radio 24 che qualche giorno fa ha dedicato una puntata alle adozioni internazionali, CIAI ritiene sia importante ribadire ancora una volta che gli enti che lavorano correttamente nei paesi di provenienza dei minori NON devono fare uso di mediatori, da non confondersi con i rappresentanti locali dell’ente. Di mediatori si è infatti parlato – tra i molti spunti di attualità – durante la puntata di Melog come se fossero un ‘rischio’ da mettere in conto nel corso dell’iter adottivo all’estero. Come se anche gli enti potessero, a loro insaputa, inciampare in questi personaggi. In realtà non è così.


Invito: mercoledì 23 gennaio 2013 alle ore 17.30 al Centro per le Famiglie

PROGETTO “UNA FAMIGLIA PER UNA FAMIGLIA”


Si avvia a Novara il progetto “Una famiglia per una famiglia” promosso dal Comune insieme alla Fondazione Paideia di Torino, Fondazione della Comunità del Novarese e Fondazione De Agostini, con la collaborazione del Centro Servizi per il Volontariato (CSV) della Provincia di Novara.
La Fondazione Paideia ha sviluppato questa metodologia – a partire dal 2006 - nelle città di Torino, Ferrara, Parma, Verona e nel territorio comasco.

Con questo progetto s’intende sostenere famiglie che vivono un periodo di difficoltà nella gestione della propria vita quotidiana e nelle relazioni educative con i figli.

L’idea alla base del progetto è molto semplice e, per alcuni aspetti, recupera le esperienze di sostegno e aiuto informale che, storicamente, sono sempre esistite tra famiglie. Una famiglia con delle difficoltà è affiancata da un’altra famiglia. Entrambe s’impegnano reciprocamente con la definizione di un patto, per un periodo massimo di dodici mesi. Si tratta di una forma di prossimità che valorizza lo scambio, la relazione e la reciprocità tra le famiglie: tutti i componenti si relazionano tra loro, rafforzandosi a vicenda e aiutandosi.
 
Il Progetto ha la sua sede presso il Centro per le Famiglie del Comune di Novara, dove è possibile rivolgersi per avere informazioni e chiarimenti su come si svilupperà il progetto nella nostra città e su come aderire.

Tutte le famiglie interessate a saperne di più sono invitate a partecipare all’incontro di presentazione del progetto mercoledì 23 gennaio 2013 alle ore 17.30 al Centro per le Famiglie.

Vi aspettiamo!

Centro per le Famiglie

L.go Don Minzoni, 8 - Novara
Tel: 0321.3703383
e-mail: centro.famiglie@comune.novara.it
Il Servizio è aperto al pubblico nei seguenti giorni:
martedì: 9.00 - 13.00
giovedì: 9.00 - 13.00 e 14.30 - 17.30
http://www.comune.novara.it/servizi/sociali/centroFamiglia

Comune di Novara: se una famiglia adotta una… famiglia

fonte:
Comune
di Novara Comune di
Novara


Se una famiglia adotta una… famiglia

«Valorizzare il rapporto di prossimità e le relazioni tra famiglie rafforzando il più possibile quel sostegno vicendevole che negli ultimi anni è andato un po’ perdendosi». 

Questo, secondo l’assessore al Politiche sociali del Comune di Novara, è l’obiettivo di “Una famiglia per una famiglia”, un progetto innovativo pensato per sostenere nuclei familiari in difficoltà nella gestione del quotidiano e nei rapporti con i figli.

A questi contesti sarà affiancata una famiglia “risorsa”, per stabilire una relazione solidale di prossimità. Il progetto permette di intervenire in situazioni di disagio non ancora conclamato, al fine di prevenire criticità e problemi.


L’iniziativa è promosso dal Comune di Novara insieme con Fondazione Paideia, Fondazione della Comunità del Novarese e Fondazione De Agostini, che ieri hanno formalmente sottoscritto l’impegno ad avviare una prima fase del percorso, che coinvolgerà otto nuclei familiari. 




  Guarda il Video, TGR Piemonte, (00:05:10 - 00:07:10), 16 gennaio 2013, ore 14:00


Il progetto avrà come sede operativa il Centro per le Famiglie di largo Don Minzoni 8, al quale, fin da ora, è possibile rivolgersi per informazioni e adesioni.


Approfondimenti

 Fondazione PAIDEIAhttp://www.fondazionepaideia.it/ita/home

@FondPAIDEIA

https://www.facebook.com/fondazionepaideia 


Fondazione PAIDEIA si occupa di infanzia e di disagio, realizza progetti, genera cultura e sostiene ogni anno oltre 300 famiglie con bambini disabili o malati.
  

 

http://www.fondazionedeagostini.it/
http://www.fondazionedeagostini.it/sala-stampa

 


 
Centro per le Famiglie
L.go Don Minzoni, 8 - Novara
Tel: 0321.3703383
e-mail: centro.famiglie@comune.novara.it
Il Servizio è aperto al pubblico nei seguenti giorni:
martedì: 9.00 - 13.00
giovedì: 9.00 - 13.00 e 14.30 - 17.30
http://www.comune.novara.it/servizi/sociali/centroFamiglia



http://www.rai.tv/dl/RaiTV




Novara, "affido" tra famiglie per combattere la crisi economica


Fonte: http://edizioni.lastampa.it/novara/articolo/lstp/31143/

 20.01.2013 - 

INIZIATIVE SIMILI A TORINO, FERRARA, PARMA, VERONA E IN PROVINCIA DI COMO

Novara, "affido" tra famiglie per combattere la crisi economica


Ill progetto di aiuto alle famiglie è stato lanciato dal Comune di Novara con le fondazioni Paideia, De Agostini e Comunità del Novarese

Al via un progetto che affianca i volontari alle attività dei servizi sociali

BARBARA COTTAVOZ
Una famiglia come risorsa, da affiancare a un altro nucleo in difficoltà. E’ il progetto che il Comune di Novara ha lanciato con le fondazioni Paideia, De Agostini e Comunità del Novarese. «La parola d’ordine è prossimità – spiega l’assessore ai Servizi Sociali Augusto Ferrari -. Ci sono già famiglie che si prendono cura di altre quando queste non vivono un periodo facile. Noi vogliamo trasformare questa abitudine in un’iniziativa organizzata».

La fase sperimentale durerà un anno e mezzo
Il Centro per le famiglie in largo Don Minzoni raccoglierà le domande dei nuclei che hanno bisogno di un sostegno. Possono essere genitori che hanno problemi nell’educazione dei propri figli, anche solo nello svolgere i compiti a casa. Oppure padri e madri che chiedono una mano per sbrigare le pratiche quotidiane. «Sono nuclei che non vivono una situazione di disagio già affermata – dice Fabrizio Serra, segretario generale di Paideia -. Per questo, il progetto è una forma di prevenzione. Forniamo ai servizi sociali uno strumento in più per aiutare i cittadini». L’iniziativa «Una famiglia per una famiglia» è partita nel 2003 a Torino proprio da un’idea di Paideia. Più tardi sono state coinvolte anche Ferrara, Parma, Verona e la provincia di Como. 




domenica 20 gennaio 2013

Avvenire: quelle diverse povertà che riducono l'adozione

fonte: www.avvenire.it

CRISI MA NON SOLO, DIETRO IL NETTO CALO 
Quelle diverse povertà che riducono l’adozione
Ci sono povertà più gravi e più profonde rispetto a quelle determinate dalla crisi economica. Povertà che prosciugano l’anima delle persone e delle famiglie e rendono più sterile e quindi più fragile il cuore dell’intera società. Il nuovo calo delle adozioni (meno 22,8% nel 2012 rispetto all’anno precedente), ultimo segnale di un trend negativo ormai consolidato da anni, che va ad aggiungersi al crollo dell’affido familiare (meno 700 nel biennio 2008-2010), va iscritto in questo quadro di impoverimento progressivo della pubblica generosità. 

venerdì 18 gennaio 2013

«Ho perso le gemelline, aiuto i bimbi del mondo» - Corriere.it

«Ho perso le gemelline, aiuto i bimbi del mondo» - Corriere.it

VITA: Il 2012 è stato un anno nero per le adozioni.

fonte: www.vita.it

10/01/2013

Caro Riccardi, non è solo colpa degli altri

di Sara De Carli

Il 2012 è stato un anno nero per le adozioni. Per la Cai la colpa è dei paesi di provenienza. Per gli enti non è vero...

ghana
Meno 23% di bambini. Meno 22% di famiglie. Il 2012 è stato un anno nero per le adozioni internazionali (leggi la notizia sul report della Cai): un calo che si era già annunciato negli anni passati, ma che nel 2012 ha raggiunto proporzioni davvero preoccupanti. Nel 2011 infatti le adozioni internazionali nel 2011 erano calate del 2,6% rispetto all’anno prima, molto meno di quel -10% che si paventava. Quest’anno invece le cose sono andate molto peggio, anche rispetto alle più fosche previsioni. Perché?


lunedì 14 gennaio 2013

'I bimbi adottati? non lasciamoli soli'

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/bambini-adottati-non-lasciamoli-soli/2198034

Intervista

'I bimbi adottati? non lasciamoli soli'

di Fabrizio Gatti
 
Il presidente del Telefono Azzurro spiega come i genitori adottivi possono affrontare il disagio dei minori e riconoscere i segnali di un abuso subito nell'istituto di provenienza
(14 gennaio 2013)

Professor Ernesto Caffo, neuropsichiatra, presidente di Telefono Azzuro: quanti sono i bambini adottati attraverso i canali internazionali che denunciano violenze negli istituti in cui vivevano?
«Nel 2011 l'Italia è stato il secondo Paese al mondo nelle adozioni internazionali, con 4.022 casi. Rispetto a questi numeri è ovviamente più probabile che in Italia ci siano più denunce. Ma purtroppo è molto difficile quantificare il fenomeno all'interno degli istituti ospitanti».

Quale tipo di violenze hanno subito?
«Come negli altri contesti di vita (la famiglia e la scuola), anche in queste istituzioni i bambini possono andare incontro a diverse tipologie di abuso psicologico, fisico e sessuale da parte di adulti. E' bene ricordare che, come evidenziano ormai concordemente studi internazionali, il permanere all'interno di un'istituzione costituisce, di per sé, un fattore di rischio per lo sviluppo del bambino».

I bambini vengono minacciati affinché non parlino delle violenze?
«Il segreto rispetto agli abusi subiti è purtroppo una richiesta molto frequente che viene fatta dagli abusanti alle vittime. Sebbene, come abbiamo scritto in un quaderno sulla pedofilia recentemente pubblicato sul sito di Telefono Azzurro, non esistano indicatori comportamentali che rivelino con certezza l'abuso subìto, i genitori possono notare segnali comportamentali più generici e aspecifici, che indicano che il bambino sta vivendo una grave situazione di disagio. Tra i campanelli di allarme un genitore può notare l'improvviso emergere di disturbi del sonno, enuresi, disturbi alimentari, alterazione del tono dell'umore, ansia, disturbi della condotta, calo del rendimento scolastico. A questi segnali si possono accompagnare comportamenti sessualizzati che non sono appropriati per l'età del bambino».

Cosa fare se i genitori hanno dubbi?

«E' doveroso sottolineare che non sempre è facile distinguere la causa del disagio. Per questo motivo sarebbe auspicabile che i genitori adottivi vengano sempre accompagnati nel difficile percorso di adattamento del minore nella nuova famiglia e sostenuti laddove ci fossero segnali di evidente disagio. In questi casi, rimangono figure importanti alle quali rivolgersi pediatri e neuropsichiatri infantili. Anche Telefono Azzurro è sempre a disposizione dei genitori, con la sua linea 19696».

I genitori possono farcela da soli?

«I genitori adottivi il più delle volte formulano una richiesta di aiuto rispetto a come devono comportarsi con il bambino. E' però altrettanto importante che trovino un giusto supporto per affrontare il dolore, le ansie e l'incertezza. Il benessere dei genitori è di fondamentale importanza nel percorso di aiuto al bambino».

Bulgaria, nella tana dei pedofili

Bulgaria, nella tana dei pedofili

fonte: L'Espresso. 
di Fabrizio Gatti

Violentati nell'orfanotrofio. Fotografati e filmati. Il racconto choc di tre bambini bulgari adottati in Italia apre una finestra su un orrore nascosto che può contare su molti complici. E i genitori accusano: le nostre denunce sono state ignorate
(14 gennaio 2013)
Un immagine scattata in un istituto per minori in Bulgaria  
Un'immagine scattata in un istituto per minori in BulgariaLe luci nelle finestre dell'orfanotrofio stasera si spengono più tardi del solito. Sono le otto e venti. Qui fuori la mezza luna rischiara l'aria limpida a quindici gradi sotto zero e le sagome delle volpi affamate che si avvicinano in cerca di qualcosa da mordere. E' il momento peggiore. L'ora in cui risuonano i latrati dei cani randagi. E quella in cui D. entra nelle camere dei bambini più piccoli. Succede quasi ogni sera in questo istituto sperduto nelle campagne innevate della Bulgaria.

E se non è D., c'è sempre qualcuno della sua età che vuole fare sesso a quest'ora. Hanno soltanto dodici, tredici anni. Non oltre. Gli altri, le loro vittime, sono cuccioli. Tre anni. Cinque. Sette. Al massimo dieci. Non è nemmeno colpa di D. Lui ripete semplicemente ciò che gli ospiti più grandi gli avevano imposto. E non solo gli ospiti. Alle violenze spesso si unirebbero alcuni dipendenti dell'istituto. Almeno sette uomini e quattro donne. Fanno prostituire i bambini in una discoteca. Scattano fotografie. A volte filmano le aggressioni. Forse rivendono quelle immagini.

Adozioni, quando i bambini sono ostaggi

fonte: http://de-luca.blogautore.repubblica.it/2013/01/14/adozioni-quando-i-bambini-sono-ostaggi/

Adozioni, quando i bambini sono ostaggi

di Maria Novella De Luca

E’ davvero il paradigma di quanto sia grande la crisi dell’adozione internazionale quello che sta succedendo in Russia. Dove come è ormai noto il presidente Putin ha bloccato tutte le adozioni di bimbi russi verso gli Stati Uniti, come ritorsione per alcune decisioni americane contro dirigenti russi ritenuti coinvolti nella morte di un avvocato impegnato nei diritti civili.
Sapendo di colpire al cuore il paese che più fa adozioni al mondo, e soprattutto dalla Russia, Putin ha deciso che quei 50 orfani che da anni vivono nei duri Internat (orfanatrofi) dell’ex Unione Sovietiva non potranno raggiungere negli States i loro genitori adottivi, spezzando così per decine di bambini il sogno di una famiglia e di una vita nuova.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...