giovedì 7 marzo 2013

Adottivi/Naturali: Genitori diversi?



Se un figlio ha la febbre, l’angoscia è la stessa. Il confronto in un libro (che non dà ricette)

Adottivi/Naturali: Genitori diversi?


Patrizia Masotti, direttore artistico di un’agenzia di comunicazione a Milano, e Andrea Lucatello, giornalista di Radio Capital a Roma, sono entrambi genitori. Lei di tre fratellini etiopi: Mulu (15), Leta (14) e Alem (11), adottati alla fine del 2005; lui di Alice (15) e Federica (12), concepite in modo «tradizionale». E in Cacao 60%. Famiglia extra intensa  mettono a confronto le loro diverse genitorialità.

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Una riflessione all'articolo qui sopra proposto

Non è facile qualificare a quale tipologia di genitori mi sento di appartenere, mi sento genitore, mamma di mia figlia, questo. La guardo e sono la sua mamma, le parlo, la pettino, sfoglio i suoi  quaderni, assaporo la forma che dà alle lettere, soprattutto a quelle maiuscole, e sorrido per le sue zeta ancora mancanti, che mi lasciano - ancora - degustare pezzettini del suo alfabeto spagnolo, sua lingua madre per quasi sette anni....
Mi sento appartenere a lei anche per queste sue 'differense', le adoro. Così come adoro la sua terra di nascita, si, grazie a lei ho una seconda terra a cui appartenere, e, piano piano decidere se tenere o lasciare andare.
Credo di essere innamorata di lei. Questo vuol dire essere madri?

Sono sua madre ma non l'ho partorita.
Che strani personaggi queste mamma adottive....  sono andata a prenderla, me l'hanno 'consegnata' un giorno, epilogo di eventi succeduti all'aver riepito un modulo nominato 'disponibilità all'adozione' e terminati in quella 'entrega' tutta nostra, in un ufficio colombiano. Il mio 'parto adottivo', qualche anno dopo, scrissi, ed ancora oggi, a rileggere quell'evento, piango io per prima dall'emozione, ancora vivissima in me. Sono la sua mamma e lei è mia figlia, ci sentiamo proprio così, non ci sono altre parole.

Ma, ora, proprio perché il nostro legame si è fatto intenso nel viverci, proprio perché ci sentiamo appartenere l'una all'altra, ora ci confondiamo, perdiamo entrambe i confini della realtà, e la nostra storia si fa comune anche nel camuffare sottilmente i legami di nascita.... Lei parla di quando era nella mia pancia e io cerco di trovare album, senza trovarli, per riguardare le fotografie di lei neonata....

E' da qui che chiedo, quando e se mi è permesso, a loro, a voi mamme biologiche, che nella pancia li avere tenuti davvero....
Cosa avete provato in quei mesi, cosa avete sentito al muoversi del suo piedino dentro di voi, quali i brividi, quali le emozioni ma, soprattutto, quale è il 'sentire' sottile che la biologia vi ha regalato e vi regala ogni giorno permettendovi di percepire i vostri figli nati dal vostro corpo, dal legame dato dal cordone ombelicale... ci deve essere.

E' vero che emozionalmente, probabilmente, i legami a certe 'latitudini' del sentire si stabilizzano, si eguagliano, perché i sentimenti, l'amore fanno da colla e uniscono, inevitabilmente. Ci credo, ne sono certa.
Ma proprio per quel 'valore' enorme che dò alla genitorialità sia adottiva che biologica io sono in ricerca, sono in una fase di percorso a ritroso profondo, perché credo nella magia della natura, della materia che si fà persona e ho grande rispetto per tutti i passaggi biologici, dall'ovulo fecondato alla gestazione all'allattamento a... magia assoluta.
Cosa mi sono persa?
La ricerca di quel pezzettino di storia che ti offre quel sentire sottile io me lo voglio riprendere, in qualche e non so in che modo, perché comunque mi appartiene, proprio perché è tanto mio ora ciò che amo che mi sembra impossibile, davvero, il non esserci sempre stata...

Genitori adottivi, che personaggi...  se non ci fossero, bisognerebbe inventarli...

Grazie

@iCri4




martedì 5 marzo 2013

Il web vuole la Giornata Nazionale dell'Adozione

fonte: www.vita.it

Il web vuole la Giornata Nazionale dell'Adozione

di Sara De Carli

Un papà adottivo lancia su "change.org" una petizione per istituire la Giornata Nazionale dell'Adozione

Caro Presidente Napolitano, ti chiediamo di istituire la Giornata Nazionale dell’Adozione. Abbiamo già la data: 10 maggio, giorno in cui è stata firmata la convenzione dell’Aja sull’adozione internazionale.
È questa la proposta che arriva dal web, per iniziativa di Fabio Ceseri, papà adottivo di una bimba di quattro anni e in attesa dell’abbinamento con un secondo bimbo. Ha lanciato l'idea nemmeno una settimana fa, attraverso la piattaforma change.org e ha già raccolto 130 adesioni sulle 200 prefissate come obiettivo.

«Sull’adozione, ci sono ancora troppi luoghi comuni», spiega Ceseri. «Con la giornata nazionale per l'adozione, si vuole informare e incoraggiare l’apertura delle famiglie all’accoglienza. È chiaro che duecento adesioni non possono istituire la Giornata Nazionale, ma si tratta di smuovere le acque e stimolare l’attenzione. È un po’ la stessa logica del crowdfunding, ognuno fa il suo pezzetto di strada, poi altri si possono aggregare e portare avanti il discorso. Quel che interessa è il risultato, non chi ha proposto la cosa».

firma anche tu la petizione, clicca qui !

segui Fabio Cesari su
https://twitter.com/Fabceseri
welfareweb.wordpress.com 


giovedì 28 febbraio 2013

Adozione, opportunità, non solo per i minori

 
"per quello che è il mio sentire, e da esperienza diretta, ho sempre parlato di adozione a mia figlia partendo da due realtà paritetiche, noi e lei, che hanno avuto la fortuna di adottarsi a vicenda, nessuno parte da una condizione di svantaggio o di errore, anche non voluto, rispetto all'altro. 
Quando c'è da parte sua necessità di capire il dolore, la ferita, il perché... riconosco e confermo il suo dispiacere e dolore, ovvero, le riconosco le sue emozioni e gliele 'con-tengo', affermando che le sento anche io e che ha ragione nel sentire la propria rabbia o altri sentimenti ed emozioni simili. 
Anche se i bambini attraversano fino ai 6, 7 la fase 'concreta' e poco comprendono discorsi astratti, racconto a lei che proprio grazie a 'quel' dolore lei per prima, e noi grazie a lei, siamo tanto cresciuti e abbiamo avuto una opportunità in più, rispetto a altri. L'adozione quindi per lei è un fatto ora positivo e ha trasportato un momento della sua vita non particolarmente felice in un'esperienza completa! Ripeto, questo è il mio sentire l'adozione.

La vita offre a tutti opportunità che a volte hanno sapore amaro, ma sotto sotto, mescolando bene, trovi il dolce, e, a quel punto, il sapore è meraviglioso!"

ANFAA: calendario corsi

Fonte: www.ANFAA.IT

Associazione Nazionale Famiglie adottive e affidatarie


Sabato 2 Marzo a Novara - Piazza S. Cuore 5 - sede ex Quartiere - ore 15,30-17,30
l'Anfaa presenterà "Le diverse forme di affido".
Nuovo progetto del Comune di Novara: una famiglia per una famiglia
Si parlerà delle diverse possibilità di aiuto con l'affido familiare, della tutela dei minori e del sostegno alla genitorialità.

Relatrice Giuse Tiraboschi - laureata in pedagogia, insegnante
Coordinamento: Emilia Pistoia - presidente di sezione 

Si ricorda che possono essere effettuati incontri personalizzati su richiesta, in orari e giorni da concordare.
 
Riferimenti: Tel. 338-8032955 - http: www.anfaa.it //e-mail: novara@anfaa.it




mercoledì 27 febbraio 2013

"Caro bimbo", alti costi e prestiti

Fonte: Supermoney News

 “Caro bimbo”, alti costi nel primo anno di età


Un bambino è un evento importante nella vita di una famiglia, tanto desiderato da mamme e papà, che chiede però molto in termini affettivi e anche economici. Dall'Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nell'annuale rapporto "Caro Bimbo" per mantenere un bambino nel suo primo anno di vita la spesa varia tra oltre 6.500 euro fino a 14.000 euro tra culla (fino a circa 400 euro), latte e pappe (circa 3.400 euro), pannolini (circa 1.000 euro), giocattoli (fino a 700 euro), periodo di gravidanza (più di 1.000 euro), abbigliamento premaman (circa 700 euro), farmaci vari (in media 600 euro).

E' sicuro che il periodo che accompagna la vita del bimbo nei suoi primi delicati mesi di vita è ricco di acquisti per i genitori che si trovano ad affrontare una serie di spese per corredi e accessori necessari per il neonato (fino a circa 25 voci di costo). Scendendo nel dettaglio troviamo: il seggiolone (fino a oltre 200 euro); lettino (fino a oltre 700 euro); sdraietta (circa 100 euro); carrozzina (fino a oltre 600 euro); passeggino per auto (circa 200 euro); spesa per visite mediche (attorno a 1.800 euro); spese per asilo (in media 700 euro); costo per baby sitter (costo orario per difetto circa 7 euro x 40 ore settimana = € 280 x 4 settimane = € 1.120 mensili); vestiti e calzature (fino a 2.500 euro); salviette (circa 150 euro); biscotti (circa 200 euro); box (fino a circa 140 euro) e girello (tra i 70 e 90 euro).


Affido familiare, la paura del bambino? Si supera con l'amore – Persone Normali Cercasi | Albero della Vita - Progetti d'amore per i bambini

Affido familiare, la paura del bambino? Si supera con l'amore – Persone Normali Cercasi | Albero della Vita - Progetti d'amore per i bambini

lunedì 25 febbraio 2013

Adozioni gay, dalla parte del bambino

Fonte: Famiglia Cristiana 20/02/2013
Quali diritti ha rappresentato la decisione della Corte Europea per i diritti umani decidendo l’ammissibilità dell’adozione dei figli da parte dei conviventi gay? E’ questo che si chiede, con sempre maggiore preoccupazione, il dottor Giovanni Bonini, pediatra e Tutor della Scuola di specializzazione in Pediatria dell’Università di Firenze.

La settimana scorsa, il dottor Bonini ha pubblicato un vibrante appello alla comunità scientifica, pediatri e neuropsichiatri infantili, perché superasse il muro del silenzio e prendesse una posizione circa il benessere dei bambini cresciuti nell’ambito di famiglie omosessuali. Oggi, dopo la notizia della decisione di Strasburgo e di una omologa sentenza della Corte Costituzionale tedesca, il pediatra ribadisce le sue posizioni: «Non mi sembra che il diritto del bambino e il suo benessere siano davvero stati tenuti in considerazione. Io vedo rappresentato solo il diritto degli adulti». 

Genitori gay, una riflessione di Giovanni Corsello

Fonte: Società Italiana di Pediatria
Una riflessione di Giovanni Corsello, Presidente di SIP


È un grave errore affrontare temi come la crescita e lo sviluppo di un bambino all’interno della sua famiglia sulla base di pregiudiziali ideologiche, prese di posizioni politiche o notizie aneddotiche.

È quello che è accaduto nei giorni scorsi intorno a una sentenza della Corte di Cassazione sul tema della genitorialità di persone omosessuali.
La Società Italiana di Pediatria, che ha come obiettivo quello di tutelare e promuovere i diritti dei bambini ad una crescita e uno sviluppo all’insegna della salute fisica, psichica e relazionale, ritiene che non si possa affrontare questo tema al di fuori di un contesto scientifico serio e approfondito.



Habtamu e quei ragazzi come fiori

Habtamu e quei ragazzi come fiori



venerdì 22 febbraio 2013

L’adozione è anche una (triste) questione etero

L’adozione è anche una (triste) questione etero

L'amore delle madri che imprigiona i figli: la mia riflessione

Adoro Twitter, #sapevatelo!


Un social network che seguo con interesse e passione e dal quale molto ricevo, in termini di spunti, formazione, di riflessioni, di informazioni, di relazione grazie a professionisti di ambiti anche diversi. Ieri, tra questi, un contatto blogger, una mamma, mi segnala questo articolo, al quale rispondo con un abbozzo di riflessione veloce.

Questo è 'articolo nella sua completezza.

A seguire ora la mia riflessione, penso completa, ad oggi...
Cristina
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L’amore delle madri che imprigiona i figli

di MICHELA MARZANO
Ordinario di filosofia morale all'Université Paris Descartes. Direttrice del Dipartimento di scienze sociali (SHS Sorbonne). Collaboratrice della Repubblica...

ESISTONO ormai in tutto il mondo blog e diari online tenuti dalle mamme. Luoghi di discussione e di dibattito che permettono a tante madri di condividere non solo esperienze e problemi personali, ma anche proposte politiche e riflessioni profonde sulla condizione femminile.

Luoghi di crescita e di confronto quindi. A meno che la maternità non si trasformi in una nuova prigione - non solo per le madri, soprattutto per i figli - come sembra accadere in un blog tutto italiano, 'Io e mio figlio', la cui pagina Facebook è seguita da più di 500.000 persone. "Mio figlio è il regalo più bello che il cielo mi ha fatto". "Ricchezza è sapere che tuo figlio non ti lascerà mai". "Solo una mamma può capire! Quel bambino è diventato un uomo, ma per te resterà sempre il tuo piccolo".

E così via di seguito, come se i bambini fossero una proprietà; come se la maternità legasse per sempre a questi figli che, invece di avere il diritto di vivere poi la propria vita, non potessero mai essere "altro" che figli! Certo, commuove vedere tanto affetto e tanta devozione. Certo, la maternità cambia la vita di ogni donna costringendola a fare i conti con chi non ha chiesto niente e dipende in tutto da lei. Ma i figli non hanno soprattutto bisogno di essere accompagnati verso l'indipendenza per diventare autonomi? Non c'è altrimenti il rischio di trattare i bambini come oggetti, il cui compito sarebbe quello di colmare il proprio vuoto interiore?

Essere genitori, come spiega chiaramente il pedopsichiatra D. W. Winnicott, significa permettere ai figli di crescere e di imparare ad arrangiarsi da soli. È per questo che si ha il dovere di accogliere i propri bimbi per come sono e di accettarne le specificità, senza trattarli semplicemente come degli oggetti a propria disposizione. L'amore è sempre amore della differenza. E non c'è amore più grande di quello che lascia liberi. Altrimenti, si tratta solo di una parola vana che nasconde l'impotenza di chi, incapace di accettare la differenza altrui, strumentalizza i figli per sentirsi onnipotente.

Twitter @MichelaMarzano
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e ho sentito il nome 'mamma' e mi sono girata, mi sono sentita chiamare in causa, in effetti sono mamma, o meglio, sono mamma a tutti gli effetti.
Si, sono mamma di mia figlia, una bambina nata da una altra donna, una donna che l'ha tenuta dal concepimento fino ad un 'certo tot'  con sé, che l'ha sentita crescere nel suo ventre, una donna che l'ha nutrita attraverso la sua alimentazione, una donna che si accarezzava il ventre mano mano che cresceva, una donna che ha provato il dolore del parto, che ha 'staccato' il cordone ombelicale che le ha unite per nove lunghi mesi, una donna che l'ha abbracciata ancora sporca e piangente e l'ha - presumibilmente - attaccata al seno.

Io, di questa esperienza, del cui valore sento e riconosco tutto, non ho nulla. Per andare a sentire le emozioni di mamma e di nascita, del nostro attuale legame, devo spostarmi su altri piani, esperienze comuni, comunque recenti, recentissime ad entrambe.
E mi interrogo spesso, o meglio, vorrei spesso interrogare le mamme biologiche sul peso, sul valore che ha questa 'biologia', a me mancante, nel favorire e agevolare la relazione tra mamma e figlio, o piuttosto creare lo sgambetto e far inciampare lungo il processo di separazione tra se e il figlio a tal punto da essere coinvolte dentro l'altra persona, inglobandola a se e confondendo due mondi invece a sè stanti.

Oltre al biologico, anche somaticamente, con mia figlia non ho nulla in comune. Siamo diverse, e lei è pure bella, e io non posso neppure dire 'ogni scarraffone è bello amammasua'….
E a volte, quando lei si specchia riconosce nell'immagine che le viene rimandata un'altra persona, legata al suo passato. Non c'è dolore in lei, c'è constatazione pura, pura osservazione. Ma io non ci sono.

Ho una figlia e questa bambina ha me, siamo mamma e figlia, io di questo non ho alcun dubbio. Ora, mentre scrivo, sono su un piano riflessivo, di tentativo non so se riuscito di analisi ma, nel consueto, quando la guardo, amandola, non vedo altro che mia figlia e non penso da dove è nata, se dalla pancia o dal cuore, né da chi. Seppur partendo da tra anni addietro fino a qui abbiamo già una storia intensa, un prima, un adesso, un dopo, e una storia sua da sentire con tutti i sensi che ho fatto mia 'compartendola' tutta tutta, senza tralasciare alcun pezzettino.

Ma che mamma è la mamma adottiva? che strano personaggio, a volte sembra inventato, per la giusta e pura rinascita dei bambini abbandonati. Una figura che improvvisamente abbraccia un mondo sconosciuto che ti guarda e che ti vuole, ti pretende, ti allontana e ti rifugge, fino a che, un giorno ci si sente legati, uniti, veramente, da sempre appartenuti. 

Quindi, chiedo, dentro a questa appartenenza adottiva, per queste fasi della vita mancate, per questa biologia tra noi differente, posso ritenermi 'avantaggiata' in relazione con il pericolo del 'non ti lascio andare'? Eppure sono quella che l'ha aspettata per 4 anni e che dal giorno in cui si è aperta quella porta ed è entrata lei… non l'ho più lasciata andare. Il suo odore mi è rimasto addosso, la sua vocina e la sua mimica sono entrati in me, me ne sono semplicemente innamorata. Sarò capace di lasciarla, poi, domani?
Quali e quanti i fili sottili che i legami biologici stringono e cementificano con il legame di sangue tra mamme e figli? quanti e quali mi sono persa e cosa invece grazie al non averli,  ho 'guadagnato'?

Cristina, una mamma felice

giovedì 21 febbraio 2013

La seconda adozione, dal blog di Mariangela Corrias

La seconda adozione
Il blog di Mariangela Corrias.
I genitori che hanno già adottato un bambino spesso desiderano procedere con una seconda adozione. Durante il percorso vengono riattivati emozioni e vissuti già affrontati dalla coppia durante la prima, che vanno ulteriormente analizzati. In questo caso, inoltre, nella famiglia è già presente un figlio che ha storia e bisogni specifici. La necessità di ristabilire nuovi equilibri, faticosamente raggiunti con il primo bambino, porta alla necessità di rielaborazioni specifiche e differenti rispetto a quelle già vissute precedentemente.
Le motivazioni che spingono i coniugi a questa scelta possono essere varie:
Vogliono realizzare il loro progetto di vita, che comprende la presenza di più figli nella loro famiglia.
Hanno avuto un’esperienza positiva con il primo bambino e vogliono ripeterla.
Desiderano dare un fratellino al primo figlio.
Tali motivazioni andranno valutate a fondo: nell’apparente desiderio del bambino di avere un fratello, per esempio, spesso sono nascosti desideri irrealistici e paure inconfessate, che se non tenute presenti potranno rendere problematica l’accettazione da parte sua nei confronti del fratello.
Le problematiche che i coniugi si troveranno ad affrontare sono perciò legate, in particolare, ai vissuti che il primo figlio potrà sperimentare all’arrivo del fratellino e alla sua capacità di sostenere i cambiamenti che avverranno nella sua vita.
I genitori dovranno essere aiutati, dagli operatori, a prevedere le difficoltà che il bambino dovrà superare, anche nel caso in cui ci sia da parte sua il desiderio manifesto di avere un fratello.
Anche il piccolo, infatti, dovrà affrontare le fatiche legate all’accoglienza di un bambino, con il quale sarà chiamato a creare una relazione fraterna, e alla creazione di un senso di appartenenza senza potersi riconoscere come simile e senza avere con lui alcun legame biologico.




mercoledì 20 febbraio 2013

CISMAI: Curare l'adozione

 www.cismai.org

Curare l'adozione: presentazione documento CISMAI
14 marzo 2013 a Torino

CURARE L'ADOZIONE

Requisiti di “qualità” per gli interventi a favore dei minori adottati
Presentazione Documento CISMAI
14 marzo 2013 - ore 8.30-13.30
Centro Incontri della Regione Piemonte
C.so Stati Uniti, 23 - TORINO

«I comportamenti disturbati e disorganizzati dei bambini collocati in adozione (nazionale ed internazionale) vengono sempre più spesso riprodotti anche nei confronti dei genitori adottivi attraverso un ampio spettro di comportamenti posttraumatici (da agiti aggressivi e provocatori a condotte sessualizzate) o, al contrario, attraverso massicce chiusure relazionali. L’impatto con il bambino traumatizzato mette a dura prova le capacità affettive relazionali e di tenuta dei genitori adottivi e può provocare, nei casi più gravi, restituzioni, rifi uti, espulsioni. In altri casi le diffi coltà si originano nel percorso adottivo in riferimento agli snodi del ciclo vitale della famiglia e alle fasi evolutive dei bambini adottati (come ad esempio inserimento socio-ambientale e ingresso in adolescenza). Il rischio è che le famiglie adottive siano esposte ad un carico emotivo e relazionale complesso, trovandosi ad essere oggetto di comportamenti e reazioni diffi cili da gestire e contenere, oltre che da comprendere. Il documento si propone di avviare un percorso all’interno del quale far convergere due saperi che appaiono ancora non suffi cientemente integrati: la cura dei bambini traumatizzati e la presa in carico delle famiglie adottive partendo dal presupposto che l’adozione, se opportunamente sostenuta, sia già di per sé una forma di cura per i bambini traumatizzati. Tuttavia se l’adozione entra in stallo, risulta necessario attivare processi terapeutici che permettano al bambino, sostenuto dai suoi genitori, di mentalizzare i suoi traumi, di gestirne gli effetti emotivi e comportamentali e in defi nitiva di procedere nel suo percorso di crescita in modo suffi cientemente sereno»


 

 

Donati: «Non esiste famiglia senza differenza sessuale»


​Fonte: Avvenire
Di Paolo Ferrario

Può un bambino avere tre genitori? Per la natura no ma per i giudici della Corte europea dei diritti umani evidentemente sì. Risponde con una provocazione alla provocatoria sentenza dei magistrati di Strasburgo, il sociologo Pierpaolo Donati, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna, che da decenni ha fatto della famiglia l’oggetto privilegiato delle proprie ricerche.

«Anche questa sentenza – dice – va nella direzione di un’ulteriore confusione nelle relazioni familiari. In questo caso abbiamo addirittura la situazione paradossale di un bambino con tre genitori: due naturali e uno artificiale, a lui completamente estraneo. Da questo punto di vista, non mi pare proprio che la decisione dei giudici europei tenga conto dell’interesse del minore. Anzi, questo piccolo crescerà con una grande confusione in testa».

In questo caso, ad essere penalizzato è anche il padre naturale del bambino, che vede prevaricati i propri diritti di genitore. «Il principio di genitorialità non viene mai meno», ricorda Donati, che si chiede sulla base di quali norme sia stata dichiarata l’adottabilità del piccolo.



Sentenza di Strasburgo, la posizione CIAI | CIAI

Sentenza di Strasburgo, la posizione CIAI | CIAI

NON AVER PAURA (OVVERO LA LAVAPAURE)

Fonte: Teatro Coccia

Per informazioni: clicca qui

Per i nostri bambini uno spazio a Teatro a loro dedicato.
Al Coccia ecco il Non aver paura (ovvero la lavapaure)


Testo Mario Bianchi e Renata Coluccini
Regia Renata Coluccini
in collaborazione con Marco Di Stefano
Scene Marco Muzzolon
Disegno luci Marco Zennaro
Costumi Mirella Salvischiani

Con
Elisa Canfora, Renata Coluccini, (Aurelia Pini), Stefano Panzeri

Direttore di produzione Franco Spadavecchia
Produzione Teatro del Buratto
SCUOLA PRIMARIA
Età dai 6 agli 10 anni
Teatro d’attore
Durata 55’
TERMINE CONSEGNA ADESIONI: 18 GENNAIO 2013
PAGAMENTO DA EFFETTUARSI DAL 30 GENNAIO 2013 AL 13 FEBBRAIO 2013  





Giù in fondo c’è una luce, forse è una casa, la luce fa meno paura del buio, ma se nella casa c’è una strega? 
E se invece di una strega ci fosse una donna che lava via le paure?
Sarebbe bellissimo che come lo sporco la paura potesse andare via con l’acqua.
Ma tu, hai mai provato la paura, quella vera, che non mangi e non dormi più? Che il cuore sta per scoppiare e la bocca non riesce a urlare? Che ti entra dentro e la porti ovunque vai? Da dove entra la paura, dalla testa, dalle orecchie, dagli occhi? E poi dove sta? Qual è la geografia della paura? E quando hai paura cosa fai? Bevi un bicchiere d’acqua? Metti la testa sotto il cuscino? Strizzi gli occhi? Urli? Stai in silenzio? Canti una canzone? Pensi alla nonna?
Sarebbe proprio bellissimo che come lo sporco la paura potesse andare via con l’acqua.
Due fratelli con il loro fardello di paure incontrano la lavapaure, e in questo incontro le paure prendono corpo in storie antiche e moderne, si materializzano e diventando “cose”, si possono finalmente gettare via.
Esiste una donna che conosce un’erba, erba lavandaia o siderite o stregonia. Lei prende quest’erba la fa bollire e poi ti lava, ma solo nei giorni senza la r, e sempre con un movimento all’ingiù… e se c’è la paura l’acqua diventa soda, fa una ragnatela.


Esistono ancora oggi, in alcune zone della Toscana, donne che lavano la paura e lo fanno a grandi e piccini. Lo spettacolo prende spunto dall’esistenza di queste “maghe” per mettere in scena storie di paure archetipiche, attuali o indotte, perché è importante riconoscerle, valutarle e infine lavarle via. 
La paura che si alimenta del nostro silenzio e della nostra solitudine va comunicata e riconosciuta come emozione guida, intuizione che ci porta a prevenire o a affrontare il pericolo.


a Novara, corso informativo sull'adozione, segnare in agenda!

fonte: www.comune.novara.it

Da segnare in agenda: giovedì 21 e venerdì 22 febbraio 2013 l'Ufficio Adozioni del Comune di Novara e l'Equipe Sovrazonale con la Asl13 promuovono e invitano (previa iscrizione telefonica!) al Corso di Formazione e Informazione per le coppie aspiranti all'adozione.




Una bellissima occasione per avvicinarsi al mondo dell'infanzia in difficoltà in relazione al proprio desiderio genitoriale.

Prenotatevi!

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Ufficio Adozioni

Telefono: 0321 3703551 - 0321 3703568

Orario
- lunedì e mercoledì dalle 14.30 - 16.30;
- martedì, giovedì e venerdì dalle 9.00-11.00
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http://www.comune.novara.it/servizi/urp/datiUrp.php?paginaurp=3B02351F

martedì 19 febbraio 2013

La Convenzione dei Diritti dell'Infanzia



Scarica la Convenzione_diritti_infanzia.pdf



Coppie gay: se uno dei due ha figli, il partner deve poterli adottare, come avviene nelle coppie etero

Fonte: http://www.corriere.it

Corte Strasburgo apre a adozioni per coppie gay

La decisione della corte dei diritti umani: se uno dei due ha figli, il partner deve poterli adottare, come avviene nelle coppie etero

Nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, cosi come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e dal figlio di una di loro.
La sentenza, definitiva perchè emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l'Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d'Europa.


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