Fonte: www.milano.corriere.it
Adozioni internazionali, il ruolo delle associazioni e del volontariato
Onlus cruciali nel sostegno dopo che arrivano i bambini. È nel post che comincia la salita
L’impegno sociale a tempo pieno, quello che implica la rinuncia ad una vita magari più comoda e senz’altro meglio stipendiata, a volte nasce dalle difficoltà che si incontrano nella vita personale. Così è successo a Paola Crestani, donna forte di grandi ideali, ex docente di matematica, coppia storica con il marito Lorenzo. Dieci anni di fidanzamento, a trenta le nozze e subito due figli naturali. Ma anche la voglia di adottarne un terzo, «per dare ad un altro bambino dei fratelli e una famiglia». Paola e il marito avanzano richiesta per una adozione internazionale e a quel punto, nel loro atto generoso, vanno fino in fondo rendendosi disponibili a ricevere anche ragazzini con handicap. Nel tempo libero lei comincia a dedicarsi al volontariato al Ciai, Onlus storica nel campo. Passano quattro anni, nel frattempo nasce il secondo figlio e infine dall’India arriva finalmente la terza, Shanti, all’epoca 2 anni oggi 17, con una lieve paralisi agli arti. «Non si possono, anzi non si devono, negare le difficoltà - dice Paola - il nostro è stato un percorso lungo e faticoso: prima, tra formazione genitoriale e attesa, e soprattutto dopo, perché Shanti accettasse la sua storia di abbandono e la sua disabilità».
DALLA DIFFICOLTÀ ALL’IMPEGNO - All’epoca le Onlus non erano strutturate come sono (solo in parte) oggi per accompagnare le coppie nel post-adozione ed è stata questa lacuna, di cui scriviamo sul Corriere di domenica 5 maggio alle pagine della Città del bene, a spingere Paola verso il volontariato a tempo pieno. Ci voleva coraggio, però: «Avevo l’idea in testa e non riuscivo a concretizzarla. Quell’estate ho portato marito e figli di 8 anni, 10 e 13 in un campo solidale in Etiopia: ed è stato lì, nell’alba etiope, che i dubbi mi si sono dissipati».
LA NUOVA VITA - Tornata a Milano e lasciato l’insegnamento Paola si è tuffata nella nuova avventura e negli anni è diventata presidente del Ciai, sempre da volontaria (“contare in cinque solo su uno stipendio costa sacrifici ma a casa tutti, marito e figli, condividono questo progetto, è diventato un po’ il nostro»). L’impegno come presidente è sempre più concentrato a garantire un buon sostegno nel post-adozione: «L’età dei bambini sale, sempre più spesso sono grandicelli e con bisogni speciali. Eppure il costo dei percorsi con psicologi specializzati, sia per le coppie sia per i ragazzi, è a carico delle famiglie, con poche possibilità di essere rimborsati dal pubblico». Servirebbero convenzioni con i servizi regionali per ridurre i prezzi, sprona. E sarebbe utile che il Comune favorisse la nascita di una rete tra enti e terzo settore in questo campo. Paola, presidente del Ciai, su questo fronte si batte. E Shanti, ormai piccola donna, è spesso impegnata al suo fianco.
Elisabetta Andreis
4 maggio 2013 | 13:01
Un luogo di lettura, di incontro e di scambio attorno alle famiglie, ai figli e al cuore
domenica 5 maggio 2013
ItaliaAdozioni sostiene la petizione alla Presidenza della Repubblicaper l’istituzione della “Giornata Nazionale dell’Adozione”
Fonte: italiaasozioni- http://www.italiaadozioni.it/?p=7788
Da un paio di settimane ItaliaAdozioni sostiene la petizione alla Presidenza della Repubblica per l’istituzione della “Giornata Nazionale dell’Adozione” ideata da Fabio Ceseri.
Fabio è un papà adottivo che ha atteso 5 anni prima di partire per il Vietnam per incontrare “la nostra ragione di vita Mai Anh” come ci racconta. “Sono da sempre impegnato nel sociale avendo fatto il volontario in molte associazioni. Ho fondato e sono stato presidente di una cooperativa sociale di tipo A. Attualmente lavoro al Villaggio San Francesco a Scarperia e faccio volontariato come responsabile di una piccola struttura che accoglie persone senza fissa dimora. Sono sposato dal 1993 con Donella. Abbiamo avuto l’idoneità per una seconda adozione e avendo nostalgia del Vietnam, vorremmo di nuovo adottare in questo paese.”
Da un paio di settimane ItaliaAdozioni sostiene la petizione alla Presidenza della Repubblica per l’istituzione della “Giornata Nazionale dell’Adozione” ideata da Fabio Ceseri.
Fabio è un papà adottivo che ha atteso 5 anni prima di partire per il Vietnam per incontrare “la nostra ragione di vita Mai Anh” come ci racconta. “Sono da sempre impegnato nel sociale avendo fatto il volontario in molte associazioni. Ho fondato e sono stato presidente di una cooperativa sociale di tipo A. Attualmente lavoro al Villaggio San Francesco a Scarperia e faccio volontariato come responsabile di una piccola struttura che accoglie persone senza fissa dimora. Sono sposato dal 1993 con Donella. Abbiamo avuto l’idoneità per una seconda adozione e avendo nostalgia del Vietnam, vorremmo di nuovo adottare in questo paese.”
venerdì 3 maggio 2013
«Ma che fine fanno i bambini italiani?»
fonte: www.vita.it
di Antonietta Nembri
Preoccupato
il presidente di Aibi: nonostante l'attivazione della banca dati dei
minori adottabili mancano informazioni precise. Con oltre 30mila coppie
disposte all'adozione nazionale, «centinaia di bimbi restano senza
famiglia»
Mistero fitto sui minori fuori famiglia in Italia. Ne è convinto Marco Griffini, presidente di Aibi – Associazione amici dei bambini che, dati alla mano, lancia l’allarme chiedendo: «Quando
sarà effettivamente attiva la banca dati dei minori adottabili e delle
coppie disponibili all’adozione? Come si fa ad andare avanti senza
informazioni precise?»
L’assenza di risposte precise, continua Griffini genera «preoccupazione per la sorte dei minori adottabili accolti nelle strutture di accoglienza italiana. In centinaia restano senza una famiglia quando ci sono 30mila coppie che aspettano».
L’associazione ricorda che il dipartimento per la Giustizia minorile del ministero della Giustizia ha risposto al Gruppo Crc (composto da oltre 80 associazioni italiane che monitora lo stato di attuazione in Italia della Convenzione Onu sui diritti dei minori) comunicando i dati aggiornati disponibili in materia di adozione. Un risposta che dimostra secondo Aibi «una incomprensibile mancanza di dati sui minori adottabili e non ancora adottati».
Nonostante, infatti, con un decreto del 15 febbraio scorso, sia stata formalmente attivata la banca dati dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione, nella comunicazione è spiegato soltanto quali “saranno” i dati contenuti nella banca dati, con ciò lasciando nascere il legittimo sospetto che una effettiva raccolta di dati ancora non esista. Del resto non si sa ancora nulla sulla conferma o meno della stima diffusa alcuni mesi fa dall’Istituto degli Innocenti sulla presenza in Italia di circa 2.300 bambini in attesa di adozione.
I minori dichiarati adottabili nel 2011 sono stati 1.251 di cui 359 con genitori ignoti e 892 con genitori noti, mentre le adozioni nazionali pronunciate nello stesso anno sono state 1.016.
«E gli altri minori che fine hanno fatto?» si chiedono ad Aibi osservando che «basta fare una semplice sottrazione per accorgersi che 235 minori sono rimasti senza una famiglia». E l’esercizio contabile di Aibi prosegue ricordando che: «Nel 2010, i minori dichiarati adottabili sono stati 1217 e le adozioni 1003, quindi 204 bambini non sono stati adottati. Così pure nel 2009, a fronte di 1320 dichiarazioni di adottabilità, sono state pronunciate solo 1018 adozioni, lasciando senza famiglia 302 bambini».
Insomma, ogni anno esistono minori dichiarati adottabili, ma non adottati.
Alla luce di queste notizie, il dato impressionante riguarda il numero di coppie disponibili all’adozione di minori italiani ma lasciate giacenti: sono oltre 33mila! Di queste disponibilità, ben 9.795 risultano presentate solo nel 2011.
leggi su Vita.it
L’assenza di risposte precise, continua Griffini genera «preoccupazione per la sorte dei minori adottabili accolti nelle strutture di accoglienza italiana. In centinaia restano senza una famiglia quando ci sono 30mila coppie che aspettano».
L’associazione ricorda che il dipartimento per la Giustizia minorile del ministero della Giustizia ha risposto al Gruppo Crc (composto da oltre 80 associazioni italiane che monitora lo stato di attuazione in Italia della Convenzione Onu sui diritti dei minori) comunicando i dati aggiornati disponibili in materia di adozione. Un risposta che dimostra secondo Aibi «una incomprensibile mancanza di dati sui minori adottabili e non ancora adottati».
Nonostante, infatti, con un decreto del 15 febbraio scorso, sia stata formalmente attivata la banca dati dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione, nella comunicazione è spiegato soltanto quali “saranno” i dati contenuti nella banca dati, con ciò lasciando nascere il legittimo sospetto che una effettiva raccolta di dati ancora non esista. Del resto non si sa ancora nulla sulla conferma o meno della stima diffusa alcuni mesi fa dall’Istituto degli Innocenti sulla presenza in Italia di circa 2.300 bambini in attesa di adozione.
I minori dichiarati adottabili nel 2011 sono stati 1.251 di cui 359 con genitori ignoti e 892 con genitori noti, mentre le adozioni nazionali pronunciate nello stesso anno sono state 1.016.
«E gli altri minori che fine hanno fatto?» si chiedono ad Aibi osservando che «basta fare una semplice sottrazione per accorgersi che 235 minori sono rimasti senza una famiglia». E l’esercizio contabile di Aibi prosegue ricordando che: «Nel 2010, i minori dichiarati adottabili sono stati 1217 e le adozioni 1003, quindi 204 bambini non sono stati adottati. Così pure nel 2009, a fronte di 1320 dichiarazioni di adottabilità, sono state pronunciate solo 1018 adozioni, lasciando senza famiglia 302 bambini».
Insomma, ogni anno esistono minori dichiarati adottabili, ma non adottati.
Alla luce di queste notizie, il dato impressionante riguarda il numero di coppie disponibili all’adozione di minori italiani ma lasciate giacenti: sono oltre 33mila! Di queste disponibilità, ben 9.795 risultano presentate solo nel 2011.
leggi su Vita.it
lunedì 29 aprile 2013
mercoledì 24 aprile 2013
Album di ICBF: Instituto de Bienestar Familiar
Un album diICBF Galeria su Flickr.
I bimbi di questa spendida terra, la Colombia
martedì 23 aprile 2013
lunedì 22 aprile 2013
venerdì 19 aprile 2013
Sono 29.309 i bambini e ragazzi accolti fuori dalla famiglia d’originein Italia.
Fonte: http://www.sositalia.it
L'accoglienza dei bambini al tempo della crisi
Sono 29.309 i bambini e ragazzi accolti fuori dalla famiglia d’origine in Italia.
Venerdì 12 aprile 2013, dalle 8:30 alle 14:00, presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, a Milano, SOS Villaggi dei Bambini - in collaborazione con CNCA, Cismai, CNCM e Agevolando - ha organizzato la tavola rotonda “L’accoglienza dei bambini al tempo della crisi”. L’incontro, patrocinato dal Comune di Milano, ha offerto molti spunti di riflessione ed è stato teatro di un importante dibattito tra gli attori del panorama infanzia. Tra questi, i ragazzi che hanno vissuto o vivono in accoglienza e che hanno generosamente condiviso con i presenti il loro percorso.
Matteo, Anna e Gabriel, vivono nel Villaggio SOS di Vicenza e hanno raccontato il loro personale percorso di accoglienza. Difficoltà e successi, rabbia e amicizia. Sentimenti contrastanti che hanno trovato una risposta nella competenza e nella vicinanza di educatori presenti e preparati.
L'accoglienza dei bambini al tempo della crisi
Sono 29.309 i bambini e ragazzi accolti fuori dalla famiglia d’origine in Italia.
Venerdì 12 aprile 2013, dalle 8:30 alle 14:00, presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, a Milano, SOS Villaggi dei Bambini - in collaborazione con CNCA, Cismai, CNCM e Agevolando - ha organizzato la tavola rotonda “L’accoglienza dei bambini al tempo della crisi”. L’incontro, patrocinato dal Comune di Milano, ha offerto molti spunti di riflessione ed è stato teatro di un importante dibattito tra gli attori del panorama infanzia. Tra questi, i ragazzi che hanno vissuto o vivono in accoglienza e che hanno generosamente condiviso con i presenti il loro percorso.
Matteo, Anna e Gabriel, vivono nel Villaggio SOS di Vicenza e hanno raccontato il loro personale percorso di accoglienza. Difficoltà e successi, rabbia e amicizia. Sentimenti contrastanti che hanno trovato una risposta nella competenza e nella vicinanza di educatori presenti e preparati.
Quando i bambini adottati tornano a sorridere
Fonte: www.deluca.blogautore.repubblica.it
Di Maria Novella De Luca
12APR2013
Quando i bambini adottati tornano a sorridere
La cosa più bella è quando gli torna il sorriso. O iniziano a fare i capricci. O magari si permettono di piangere. Vuol dire che cominciano a sentirsi figli, e ri-diventano bambini. L’adozione internazionale è in grande crisi, eppure quando qualcuno di questi bambini, sottratto alla povertà, agli abusi, all’incertezza di un futuro in un orfanatrofio, arriva qui, si capisce perchè l’adozione è un dono. Con tutti i problemi che l’adozione di ragazzini sempre più grandi comporta. Adesso è la volta dell’Africa, perchè è da lì che arrivano i nuovi figli. Ce ne sono sempre di più: Senegal, Burkina Faso, Madagascar, Haiti. Per il nostro paese ancora chiuso in una difesa sterile dei propri confini, nella testarda negazione del diritto di cittadinanza per gli immigrati nati qui, diventa un confronto obbligatorio che dovrà diventare, speriamo, multiculturalità.
Gli ultimi arrivati si chiamano A. e C, ed è bastata una settimana di scuola perchè i loro occhi cominciassero a ridere. E ieri il più grande, A. durante la ricreazione ha preso due tamburi e ha iniziato a suonare: e tutti i bambini si sono messi a ballare…Immediatamente A. si è fatto un bel gruppetto di amici, che lo guardavano ammirati,con la complicita di due maestre intelligenti. Accade a Roma, ed è una bella storia. Certo, nel cuore di A, c’è la nostalgia del villaggio, ma anche l’amore per i nuovi genitori, la paura ma anche la conquista di un mondo diverso. Oggi l’adozione è questo: complesso ponte tra due culture, una delicata e non facile creazione di nuove famiglie. A. e C. sorridono, questo è già molto.
Di Maria Novella De Luca
12APR2013
Quando i bambini adottati tornano a sorridere
La cosa più bella è quando gli torna il sorriso. O iniziano a fare i capricci. O magari si permettono di piangere. Vuol dire che cominciano a sentirsi figli, e ri-diventano bambini. L’adozione internazionale è in grande crisi, eppure quando qualcuno di questi bambini, sottratto alla povertà, agli abusi, all’incertezza di un futuro in un orfanatrofio, arriva qui, si capisce perchè l’adozione è un dono. Con tutti i problemi che l’adozione di ragazzini sempre più grandi comporta. Adesso è la volta dell’Africa, perchè è da lì che arrivano i nuovi figli. Ce ne sono sempre di più: Senegal, Burkina Faso, Madagascar, Haiti. Per il nostro paese ancora chiuso in una difesa sterile dei propri confini, nella testarda negazione del diritto di cittadinanza per gli immigrati nati qui, diventa un confronto obbligatorio che dovrà diventare, speriamo, multiculturalità.
Gli ultimi arrivati si chiamano A. e C, ed è bastata una settimana di scuola perchè i loro occhi cominciassero a ridere. E ieri il più grande, A. durante la ricreazione ha preso due tamburi e ha iniziato a suonare: e tutti i bambini si sono messi a ballare…Immediatamente A. si è fatto un bel gruppetto di amici, che lo guardavano ammirati,con la complicita di due maestre intelligenti. Accade a Roma, ed è una bella storia. Certo, nel cuore di A, c’è la nostalgia del villaggio, ma anche l’amore per i nuovi genitori, la paura ma anche la conquista di un mondo diverso. Oggi l’adozione è questo: complesso ponte tra due culture, una delicata e non facile creazione di nuove famiglie. A. e C. sorridono, questo è già molto.
venerdì 12 aprile 2013
Marocco: giro di vite su adozioni, famiglie Spagna disperate
Fonte: ANSAmed
Marocco: giro di vite su adozioni, famiglie Spagna disperate
Neonati bloccati, dopo accuse conversioni a cristianesimo
11 APRILE
(di Paola Del Vecchio). (ANSAmed) -
Madrid, 11 APR - Susana Ramos ha tenuto fra le sue braccia il bebe' marocchino che intendeva adottare quando questi aveva solo 6 settimane: ''Nel guardarlo, seppi che non mi sarei separata da lui'', ricorda. Ma da allora e' passato oltre un anno, Susana ha compiuto oltre 25 viaggi al Paese magrebino, ma il suo piccolo e' ancora nell'orfanotrofio di Rabat, dopo che il Marocco ha bloccato nel marzo del 2012 le adozioni internazionali. ''Ha cambiato le regole del gioco'', denuncia la donna, che, reputata idonea all'adozione come madre single, soffre l'angoscia della lontananza dal suo cucciolo, come altre circa cinquanta famiglie spagnole - in tutto 200 nuclei familiari stranieri - che dal 2011 hanno visto bloccate le pratiche d'adozione da parte delle autorita' marocchine.
Marocco: giro di vite su adozioni, famiglie Spagna disperate
Neonati bloccati, dopo accuse conversioni a cristianesimo
11 APRILE
(di Paola Del Vecchio). (ANSAmed) -
Madrid, 11 APR - Susana Ramos ha tenuto fra le sue braccia il bebe' marocchino che intendeva adottare quando questi aveva solo 6 settimane: ''Nel guardarlo, seppi che non mi sarei separata da lui'', ricorda. Ma da allora e' passato oltre un anno, Susana ha compiuto oltre 25 viaggi al Paese magrebino, ma il suo piccolo e' ancora nell'orfanotrofio di Rabat, dopo che il Marocco ha bloccato nel marzo del 2012 le adozioni internazionali. ''Ha cambiato le regole del gioco'', denuncia la donna, che, reputata idonea all'adozione come madre single, soffre l'angoscia della lontananza dal suo cucciolo, come altre circa cinquanta famiglie spagnole - in tutto 200 nuclei familiari stranieri - che dal 2011 hanno visto bloccate le pratiche d'adozione da parte delle autorita' marocchine.
mercoledì 10 aprile 2013
Novità dal web: nuovo sito per ANFAA
Aggiornamenti in diretta dall'Anfaa!
Cordiali saluti
Emilia Pistoia - presidente sez. ANFAA Novara e Piemonte Orientale - segretario nazionale ANFAA
cell. 338 8032955
Il sito dell'Anfaa, www.anfaa.it, ha cambiato aspetto adeguandosi ai nuovi tempi...
vi invitiamo pertanto a visitarlo entrando nelle varie "stanze".
Naturalmente anche la nostra sezione è completamente nuova, la trovate qui
http://www.anfaa.it/Novara/ potrete leggere la nostra storia visitare la pagina dei media (ora molto più completa) ed anche scaricare le relazioni di alcuni corsi di aggiornamento per insegnanti nel settore scuola.
Cliccate sulle scritte in rosso e man mano si apriranno altre pagine...
Non nascondo che è stato un grosso lavoro - di volontariato ovviamente, come tutto ciò che facciamo del resto - che ci ha impegnato per molti mesi.
Speriamo sia di vostro gradimento e, soprattutto, che possiate trovare ciò che vi interessa.
Naturalmente alcune cose sono ancora da sistemare, ma vi invitiamo a visitarlo, ed anche a darci eventualmente consigli; iscrivetevi alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti.
Cordiali saluti
Emilia Pistoia - presidente sez. ANFAA Novara e Piemonte Orientale - segretario nazionale ANFAA
cell. 338 8032955
mercoledì 3 aprile 2013
Su VITA una sezione speciale per Adozioni e Affido
fonte: http://www.vita.it/welfare/adozioni-affido/index.html
Vita S.p.A. è la società editrice del magazine Vita, mensile dedicato al racconto sociale, al volontariato, alla sostenibilità economica e ambientale e, in generale, al mondo non profit. Spaziando sui temi, l’attualità e gli eventi italiani e internazionali, dà spazio all’informazione sulla responsabilità sociale d'impresa, sulle buone pratiche della pubblica amministrazione e sull'attività di Onlus e organizzazioni sociali, richiama l’attenzione sui grandi cantieri del welfare del futuro e sulle interconnessioni positive tra profit, non profit e pubbliche amministrazioni.
Il mensile Vita, con circa 45.000 copie diffuse su tutto il territorio nazionale, in edicola e abbonamento, è il cuore della content company, una redazione al lavoro con un know how specifico sui temi del non profit, dell’economia civile, della sostenibilità e dei principali temi del welfare.
Vita S.p.A. è la società editrice del magazine Vita, mensile dedicato al racconto sociale, al volontariato, alla sostenibilità economica e ambientale e, in generale, al mondo non profit. Spaziando sui temi, l’attualità e gli eventi italiani e internazionali, dà spazio all’informazione sulla responsabilità sociale d'impresa, sulle buone pratiche della pubblica amministrazione e sull'attività di Onlus e organizzazioni sociali, richiama l’attenzione sui grandi cantieri del welfare del futuro e sulle interconnessioni positive tra profit, non profit e pubbliche amministrazioni.
Il mensile Vita, con circa 45.000 copie diffuse su tutto il territorio nazionale, in edicola e abbonamento, è il cuore della content company, una redazione al lavoro con un know how specifico sui temi del non profit, dell’economia civile, della sostenibilità e dei principali temi del welfare.
La proposta di AIBI: verso una nuova legge per le adozioni internazionali. Il Manifesto integrale
fonte: www.aibi.it
OLTRE LA CRISI
più famiglie & più adozioni
Manifesto per una nuova legge dell’Adozione Internazionale
L’adozione internazionale è in crisi. Dopo anni caratterizzati da una tendenza positiva, a partire
dal 2006 le idoneità all’adozione internazionale dichiarate dai Tribunali per i minorenni sono
drasticamente diminuite: da 6.273 nel 2006 a 3.179 nel 2011.
Quali le cause? I costi dell’adozione internazionale e la crisi economica in corso non sono l’unica
ragione: c’è una generale sfiducia nelle adozioni internazionali perché si è creata una cultura
negativa intorno all’adozione. Le procedure sono complicate e troppo lunghe. Le coppie disponibili
ad accogliere un bambino abbandonato non vengono considerate come una preziosa risorsa. Se il
calo continuasse secondo il trend evidenziato, si assisterebbe in breve alla fine delle adozioni
internazionali, con un numero ridottissimo di adozioni già a partire dal 2020. Eppure, l’abbandono
dei minori è in crescita: dai 145 milioni di bambini abbandonati nel 2004 ai 168 milioni del 2009
(stime Unicef). Dinanzi a questo disarmante quadro è d’obbligo trovare le soluzioni per il rilancio
delle adozioni.
Cosa fare? Cambiare la cultura, snellire il sistema per valorizzare le persone disponibili all’adozione e rendere l’adozione gratuita per le famiglie meno abbienti. Serve una riforma della legge 4 maggio 1983 n. 184 e successive modifiche per giungere ad un numero sempre maggiore di famiglie accoglienti e di adozioni internazionali.
La nuova legge
Ecco le proposte concrete per l’avvio di un nuovo decennio dell’adozione di minori stranieri e per
superare l’attuale evidente sfiducia nelle adozioni internazionali:
OLTRE LA CRISI
più famiglie & più adozioni
Manifesto per una nuova legge dell’Adozione Internazionale
L’adozione internazionale è in crisi. Dopo anni caratterizzati da una tendenza positiva, a partire
dal 2006 le idoneità all’adozione internazionale dichiarate dai Tribunali per i minorenni sono
drasticamente diminuite: da 6.273 nel 2006 a 3.179 nel 2011.
Quali le cause? I costi dell’adozione internazionale e la crisi economica in corso non sono l’unica
ragione: c’è una generale sfiducia nelle adozioni internazionali perché si è creata una cultura
negativa intorno all’adozione. Le procedure sono complicate e troppo lunghe. Le coppie disponibili
ad accogliere un bambino abbandonato non vengono considerate come una preziosa risorsa. Se il
calo continuasse secondo il trend evidenziato, si assisterebbe in breve alla fine delle adozioni
internazionali, con un numero ridottissimo di adozioni già a partire dal 2020. Eppure, l’abbandono
dei minori è in crescita: dai 145 milioni di bambini abbandonati nel 2004 ai 168 milioni del 2009
(stime Unicef). Dinanzi a questo disarmante quadro è d’obbligo trovare le soluzioni per il rilancio
delle adozioni.
Cosa fare? Cambiare la cultura, snellire il sistema per valorizzare le persone disponibili all’adozione e rendere l’adozione gratuita per le famiglie meno abbienti. Serve una riforma della legge 4 maggio 1983 n. 184 e successive modifiche per giungere ad un numero sempre maggiore di famiglie accoglienti e di adozioni internazionali.
La nuova legge
Ecco le proposte concrete per l’avvio di un nuovo decennio dell’adozione di minori stranieri e per
superare l’attuale evidente sfiducia nelle adozioni internazionali:
lunedì 25 marzo 2013
domenica 24 marzo 2013
Incontri organizzati dall'Agenzia regionale per le Adozioni
l'ARAI-Regione Piemonte, come lo scorso anno, organizza una serie di incontri a tema rivolti ai genitori adottivi.
L'iniziativa è aperta a tutti coloro che sono diventati genitori attraverso un'adozione nazionale o internazionale indipendentemente dall'Ente con cui hanno finalizzato l'adozione; l'apertura degli incontri a tutte le famiglie, e non solo a quelle dell'Agenzia, ha rappresentato negli anni passati un importante arricchimento.
Il tema scelto come "filo conduttore" per gli incontri calendarizzati sarà: l'"UniVERSO famigliare". Si tratterà di un percorso, articolato attraverso tre incontri che consentiranno di confrontarsi e di esplorare il legame materno, paterno e la fratrie.
Gli incontri si terranno presso la sede della Fondazione Paideia, in via San Francesco d'Assisi 42/g, Torino; per maggiori informazioni si può contattare l'ARAI-Regione Piemonte telefonando al numero 011.4320777 o inviando una e-mail all'indirizzo di posta elettronica: segreteria@arai.piemonte.it. Per motivi organizzativi è gradita l'iscrizione.
http://www.arai.piemonte.it/cms/
L'iniziativa è aperta a tutti coloro che sono diventati genitori attraverso un'adozione nazionale o internazionale indipendentemente dall'Ente con cui hanno finalizzato l'adozione; l'apertura degli incontri a tutte le famiglie, e non solo a quelle dell'Agenzia, ha rappresentato negli anni passati un importante arricchimento.
Il tema scelto come "filo conduttore" per gli incontri calendarizzati sarà: l'"UniVERSO famigliare". Si tratterà di un percorso, articolato attraverso tre incontri che consentiranno di confrontarsi e di esplorare il legame materno, paterno e la fratrie.
Gli incontri si terranno presso la sede della Fondazione Paideia, in via San Francesco d'Assisi 42/g, Torino; per maggiori informazioni si può contattare l'ARAI-Regione Piemonte telefonando al numero 011.4320777 o inviando una e-mail all'indirizzo di posta elettronica: segreteria@arai.piemonte.it. Per motivi organizzativi è gradita l'iscrizione.
http://www.arai.piemonte.it/cms/
giovedì 21 marzo 2013
BAMBINI COLOMBIANI in VACANZA IN UNA VERA FAMIGLIA !
DIAMO L'OPPORTUNITA' A DEI BAMBINI COLOMBIANI DI PASSARE UNA VACANZA IN UNA VERA FAMIGLIA !
fonte: www.lamaloca.it
L'obiettivo è dare un'opportunità a uno o più bambini Colombiani in stato di abbandono di trascorrere un periodo di vacanza nel nostro Paese, in una famiglia disposta ad accoglierli, con la possibilità che questo si trasformi in qualcosa di più importante e duraturo per entrambi. L'invito è rivolto a famiglie italiane in possesso di Decreto di idoneità all'adozione internazionale, sia che abbiano presentato richiesta di adozione in Colombia, sia che non abbiano ancora sviluppato percorsi adottivi in nessun Paese. Il periodo dei minori in Italia dovrebbe essere dal 9 al 27 Dicembre 2013 Chi voglia richiedere informazioni dettagliate o conosca famiglie che possano essere interessate al progetto, in tempi abbastanza solleciti è pregato di mettersi in contatto con segreteria Maloca nei recapiti sotto e inseriti nel depliant allegato. prosegui qui leggi
fonte: www.lamaloca.it
L'obiettivo è dare un'opportunità a uno o più bambini Colombiani in stato di abbandono di trascorrere un periodo di vacanza nel nostro Paese, in una famiglia disposta ad accoglierli, con la possibilità che questo si trasformi in qualcosa di più importante e duraturo per entrambi. L'invito è rivolto a famiglie italiane in possesso di Decreto di idoneità all'adozione internazionale, sia che abbiano presentato richiesta di adozione in Colombia, sia che non abbiano ancora sviluppato percorsi adottivi in nessun Paese. Il periodo dei minori in Italia dovrebbe essere dal 9 al 27 Dicembre 2013 Chi voglia richiedere informazioni dettagliate o conosca famiglie che possano essere interessate al progetto, in tempi abbastanza solleciti è pregato di mettersi in contatto con segreteria Maloca nei recapiti sotto e inseriti nel depliant allegato. prosegui qui leggi
martedì 19 marzo 2013
La Festa del Papà
Fonte: http://www.movimentobambino.org/
«Papà, sai perché ti voglio bene? Perché tu vuoi bene a me». In occasione della festa del papà fioriscono su Internet lettere e poesie di bambini. Tenerezze che vanno oltre il consumismo diffuso della ricorrenza e invitano a riflettere sul significato della figura paterna. Soprattutto dopo che, negli ultimi anni, è stata rifiutata come simbolo di autorità.
Chi è il papà di oggi? L’uomo che cambia i pannolini, provvede economicamente e trova il tempo per giocare con suo figlio? Molto di più. É lui che rompe la simbiosi tra la madre e il bambino e crea un ponte con il mondo. Già da neonato, quando lo accoglie fra le braccia e lo pone sul petto della madre. Il papà è l’altro odore della vita. E a tre anni, quando si sviluppa il complesso edipico, per i maschi diventa la figura in cui identificarsi, per le femmine un innamoramento che prepara ad altri amori. È con lui che il bambino comincia il rapporto con l’altro da sé. Il papà rappresenta il mondo esterno e insegna le regole per orientarsi. Con esempi d’amore, tutela e coraggio per affrontare le sfide e superare le difficoltà. «Papà mi proteggi?», «Papà mi guidi?», «Papà ci sei?».
Crescendo ogni ragazzino lo vive come un modello per riconoscere altre figure guida, gli insegnanti per esempio. E da grande cercherà la stessa autorevolezza in tutte le persone con cui entrerà in contatto. Certo, queste cose le insegna anche la mamma, ma lei si muove nel microcosmo familiare, il papà pilota suo figlio nel macrocosmo sociale. Un compito importantissimo. La festa del 19 marzo celebriamola con consapevolezza. A rileggerle, le parole che ho citato all’inizio esprimono anche gratitudine e ammirazione. Perché l’autorità vera è quella del cuore.
La Fondazione Movimento Bambino, chi è: leggi qui
La Fondazione Movimento Bambino ha lo scopo primario di aiutare a diffondere e sviluppare la Cultura dell’Infanzia e dell’Adolescenza, cioè far rispettare le necessità e i diritti dei bambini e degli adolescenti dando loro, eventualmente, accoglienza, così come sancito dalla Convenzione internazionale ONU del 1989.
continua a leggere
martedì 12 marzo 2013
FaesBook: Educare all'amore
FaesBook: Educare all'amore: di Michael Dall’Agnello La scuola propone spesso ai nostri figli corsi di educazione sessuale, e noi, come genitori, ci domandi...
lunedì 11 marzo 2013
Affido part-time Metti un bimbo nel weekend
fonte: http://archiviostorico.corriere.it
Genitori e figli. Il Comune rilancia l'aiuto per i minori
Affido part-time Metti un bimbo nel weekend
Le nuove forme flessibili di sostegno «Siamo tutti una risorsa, ad ogni età»
di Andreis Elisabetta
Gli altri, troppi, restano in comunità o con genitori naturali che non riescono ad occuparsi di loro.
Cosa frena nell'accogliere temporaneamente un bambino in casa?
Perché le porte aperte, di fronte al bisogno, non sono molte di più?
«Forse le famiglie pensano di rimanere sole durante l'affido, ma non è così: abbiamo rilanciato il servizio e oltre al contributo economico, offriamo formazione e supporto psicologico costante in rete con le realtà non profit», spiega l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino.
«Sono una risorsa non solo le famiglie con o senza figli ma anche pensionati e single, è bene ribadirlo. Di caso in caso viene scelto il contesto più idoneo per il minore», fa eco Beatrice Fassati di Fondazione Cariplo che in tema ha finanziato diversi progetti.
E Matteo Zappa, della Caritas: «Ci sono tante forme di affido. Il tradizionale tempo pieno è indispensabile per l'emergenza più grossa, ma si può offrire aiuto anche con un impegno più limitato».
Alcuni bambini, spiega, non sono pronti per entrare in una famiglia diversa da quella naturale sostenendo in parallelo due legami così forti: per loro è meglio un'accoglienza parziale. «In questi casi la disponibilità dei "genitori solidali" è per il week end, le vacanze o certi giorni della settimana. L'importante è la garanzia di continuità nel periodo concordato che, per il 60% delle storie, finisce entro i due anni».
Il rapporto con i «veri» genitori L'affido part time è più leggero di quello tradizionale? In termini pratici sì, ma emotivamente dipende, dice Chiara Lupo, psicoterapeuta: «Il rapporto con i genitori naturali in questo caso è molto stretto, è come avere in affido il minore e anche un po' la sua famiglia».
Cruciale è non porsi mai in contrapposizione, «semmai in aggiunta: perché anche l'altro modello educativo è molto presente».
In altre parole occorre tenere bene a mente che il mandato è aiutare il figlio a ricucire il suo rapporto con i genitori valorizzandoli nel loro ruolo e «in quel poco che possono e vogliono dare». Non che sia facile però, come testimonia Antonella Pagani, tre figli dai 14 anni ai 7 e, nei week end, due gemelle di 2 anni: «Talvolta la mamma naturale si mostra irritata invece che contenta per le cure riservate alle sue bimbe in affido. Altre volte davanti alle sue incursioni non programmate c'è stato bisogno di ribadire, con l'aiuto dell'assistente sociale, che pur volendo essere flessibili la nostra organizzazione familiare non ci consente di fare molto di più di quanto concordato all'inizio».
Sottolinea per contro le opportunità Mariella Rizzi, tre figli dai 5 anni agli 11, una bimba di 9 in affido e l'idea di provare in futuro con la formula part time: «La stretta interazione con i genitori naturali è una sfida, non mi spaventa.
L'obiettivo? Creare complicità, arrivare a considerarsi come facce della stessa squadra, senza sterili gelosie. Chi comincia non smette. Se chiedete alle famiglie affidatarie perché hanno fatto questa scelta ognuna vi risponderà in modo diverso. Una cosa però è comune a molte: non si fermano alla prima esperienza. Massimo ed Enrica Pini, cinquant'anni, sposati da 25 e senza figli, sono alla loro «quarta volta». «Gli altri sono stati affidi tradizionali, tutti adolescenti con una fatica enorme nel rispetto delle regole. Lì per lì ti senti un fallito ma nel lungo periodo, se il rapporto resiste, vedi che la micro-disciplina respirata a casa li ha fatti crescere. E questo ti ripaga di tutto». Adesso con loro c'è Anita, solo nei week end: «È tutto più leggero.
E i servizi sociali, grazie alla collaborazione delle Onlus, danno molto più sostegno rispetto ad una volta». Rincara Marilia Botti, 5 figli più altri 8 avuti in affido nel corso degli anni: «È un'esperienza di crescita per tutti noi: l'ambiente naturale dei ragazzi è la famiglia, vogliamo trasmettere il valore, anche sociale, della solidarietà tra genitori».
E se alla fine il cerchio si chiude con il minore che torna sereno nel nucleo d'origine la felicità è per tutti. Per i genitori naturali che durante l'affido, alleggeriti nei loro compiti, possono più facilmente recuperare competenze (economico-lavorative, ad esempio). Per gli affidatari, che possono decidere se aiutare un'altra famiglia a ritrovarsi. E per loro, i piccoli che diventano grandi.
Andreis Elisabetta
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